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Cure e castighi, di Michel Venturelli

Prima del carcere c’erano l’esilio e la pena di morte, poi l’illuminismo portò un nuovo sistema di espiazione che da allora, oltre alla punizione, comprende anche il lavoro e l’istruzione. Con il passare degli anni tortura e pena di morte sono stati ufficialmente banditi nella maggior parte dei Paesi – almeno così si dice – che in diversi modi e con sforzi più o meno costanti, hanno investito nella reintegrazione di soggetti anche “socialmente molto complicati”. 

Per la Svizzera Romanda e il Ticino la struttura deputata al reinserimento di queste persone è la Paquerette di Ginevra. Ho conosciuto bene la struttura e la sua prima direttrice, Marie Jeanne de Montmollin. Sono anche stato tutore di una persona che dopo una serie interminabile di recidive aveva fatto l’en plein, e stava scontando gli ultimi anni del suo ergastolo alla Paquerette. Persone che il sistema giudiziario classico, una volta scontata la pena, rimetteva e ancor oggi rimette in libertà. Questo ben sapendo che con delinquenti molto disturbati il tasso di recidiva è molto alto. Queste persone se lasciate a se stesse fan dentro e fuori di galera,  esattamente come capitato al mio pupillo prima della sua ultima condanna. Da allora – circa 20 anni fa – nessuna recidiva. Con lui la Paquerette sembra aver funzionato.

La signora de Montmollin sapeva di occuparsi solo di pessimi rischi: persone spesso profondamente disturbate con una facilità estrema a passare all’atto. Il mercato dell’espiazione e del reinserimento non offre clienti peggiori. Spesso si è contenti se la recidiva è costituita da reati meno gravi dei precedenti, ma non sempre funziona. Persone malate che a causa della loro malattia si ritrovano a fare cose di una crudeltà indicibile, un po’ come il sottoscritto che non può impedirsi di soffiarsi il naso quando prende il raffreddore. Per la malattia di queste persone, un po’ come per il raffreddore, la cura ancora non esiste e strutture come la Paquerette la stanno cercando. 

Quel che è successo a Ginevra il mese scorso è un dramma, ma l’alternativa alla ricerca della cura è l’incapacitazione totale e, con l’aria che tira, alcuni potrebbero pensare di rispolverare la pena capitale.

Dal canto mio continuo a sperare di prendere solo il raffreddore.

 

 

 

 

 

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