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	<title>Criminologia Online &#187; stupefacenti</title>
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	<description>In questo Blog ci occuperemo prevalentemente di “criminologia sociale” e di criminalità diffusa.</description>
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		<title>Nulla di Stupefacente, di Michel Venturelli</title>
		<link>https://www.criminologiaonline.com/2014/07/nulla-di-stupefacente-di-michel-venturelli/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2014 11:15:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La risposta del Coniglio di Stato alla proposta dell’Associazione Canapa Ricreativa Ticino (ACRT), che propone un modello di consumo ricreativo tra adulti in un contesto privato, è arrivata. Nulla di stupefacente! E’ negativa. Più che un parere scientifico, quello del &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2014/07/nulla-di-stupefacente-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La risposta del Coniglio di Stato alla proposta dell’Associazione Canapa Ricreativa Ticino (ACRT), che propone un modello di consumo ricreativo tra adulti in un contesto privato, è arrivata.</p>
<p>Nulla di stupefacente! E’ negativa.</p>
<p>Più che un parere scientifico, quello del CdS sembra essere il manifesto di una scuola di pensiero. Principale preoccupazione del Governo è che la canapa fa male soprattutto ai più giovani (è forse per questo che il CdS vuole continuare a garantire i proventi di produzione, trasporto e commercio alle organizzazioni criminali che notoriamente si preoccupando per la salute pubblica) e sottolinea che in Ticino il fenomeno non ha assunto livelli di emergenza pubblica.</p>
<p>Resta da capire cosa intende il Governo con “emergenza pubblica”; è vero: in Ticino non ci si spara addosso per strada a causa dell’erba, però sul mercato ci sono delle varietà di canapa che per la salute pubblica sono una vera e propria minaccia, ma di questo il Consiglio di Stato non sembra preoccuparsi affatto. La politica è riuscita a fare in modo che il cittadino si preoccupi per i tassi più o meno alti di THC, ma tutti se ne infischiano dell’ammoniaca, della lacca, della lana di vetro e veleni vari che si trovano anche nell’erba che si vende per la strada in Ticino.</p>
<p>E che c’è questo problema gli esperti del CdS lo sanno eccome; nella sua presa di posizione il Gruppo d’esperti (GE) del Coniglio di Stato scrive: <em>“L’attuale contesto del mercato nero non consente di rilevare compiutamente le caratteristiche  della canapa e dei prodotti derivati presenti sul mercato nero… la tipologia delle sostanza da taglio può variare anch’essa di molto e alcune delle sostanze riscontrare sono dannose”</em>. E qui si accenna al passato senza avere il coraggio di andare in fondo al discorso, come auspicava tra l’altro una mozione sul testing<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> depositata oltre 4 anni fa.</p>
<p>Dicevamo: dimenticata nei cassetti del Governo per oltre 4 anni, la mozione è ora stata riesumata da Sergio Savoia – allora primo firmatario &#8211; che ha notato pure lui che nello scritto del Gruppo di Esperti si dice che uno dei grandi problemi è dovuto dalle sostanze da taglio. Si spera ora che l’intervento del deputato verde serva – soprattutto alla luce del parere del gruppo di esperti del Governo – ad affrontare l’argomento in modo serio.</p>
<p>Infine, confondendo il comico con il ridicolo, Beltraminelli scrive a Berna per comunicare che <em>&#8220;in Ticino non sussiste un’emergenza canapa, pertanto non chiederemo di avviare il progetto pilota propostoci&#8221;</em>, ma che non si oppone (!) se altri cantoni volessero fare un progetto pilota.</p>
<p>Siam tutti più tranquilli!</p>
<p>&nbsp;</p>
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<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref">[1]</a> Il testing, pratica in uso da una quindicina di anni a Berna e Zurigo, da una parte permette ai consumatori di verificare la composizione delle sostanze prima di farne uso e dall’altra consente alle autorità di sapere quali sostanze sono presenti sul mercato per preparare delle campagne preventive e delle strategie repressive aderenti alla realtà.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>La legge e la fede, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jun 2014 14:03:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’antiproibizionismo non è un problema di fede, bensì un problema di matematica elementare. Faccio un esempio: tra il 2000 e il 2002, nel campo del trattamento a base d’eroina in atto in Svizzera,  sono stati prescritti 541,4 Kg di eroina &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2014/06/la-legge-e-la-fede-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’antiproibizionismo non è un problema di fede, bensì un problema di matematica elementare.</p>
<p>Faccio un esempio: tra il 2000 e il 2002, nel campo del trattamento a base d’eroina in atto in Svizzera,  sono stati prescritti 541,4 Kg di eroina terapeutica. Costo della sostanza: 8 milioni di franchi svizzeri. Tanti?</p>
<p><strong>541.4kg X 400% = 2165.5 kg</strong></p>
<p><strong></strong><strong>120 franchi X 2&#8217;165&#8217;500 grammi = </strong><strong>259&#8217;860&#8217;000 franchi</strong></p>
<p>Sul mercato nero, in Svizzera, la sostanza è tagliata mediamente del 75%, di conseguenza i 541,4 Kg diventerebbero 2165,6. Svendendoli al dettaglio a 120 franchi il grammo si ricaverebbero 259&#8217;860&#8217;000 franchi. Riassumendo: il trattamento a base d’eroina ha avuto come effetto indiretto di sottrarre oltre 259&#8217;860&#8217;000 di franchi al crimine organizzato.</p>
<p>Altro esempio: Prima dell’adozione delle strategie di riduzione del danno, tra cui l’eroina terapeutica, in Svizzera erano recensiti 30000 eroinomani. Tossicodipendenti che consumavano almeno un grammo di eroina al giorno.</p>
<p><strong>30000 persone X 365 giorni = </strong><strong>10950 kg</strong></p>
<p>10,95 tonnellate, di una sostanza iper-tagliata chiamata eroina, erano necessarie per soddisfare il solo mercato interno (il numero delle tonnellate in transito non è stimabile). Considerando che in quegli anni la polizia non sequestrava più di qualche decina di chili l’anno possiamo dedurre che l’operato delle forze dell’ordine era (ed è) ininfluente sul mercato.</p>
<p>Sembra però di capire che tutto quello che sottrae clienti al mercato nero ha effetti benefici sull’ordine pubblico. E’ matematico!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Prevenzione: dalle parole alla pratica, di Michel Venturelli</title>
		<link>https://www.criminologiaonline.com/2013/09/prevenzione-dalle-parole-alla-pratica-di-michel-venturelli/</link>
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		<pubDate>Sun, 15 Sep 2013 08:02:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel 1998 l’ONU si era dato 10 anni per debellare il mercato e liberare il mondo dalle droghe illegali. Febbraio 2009: riunitisi a Vienna per fare il punto sulla situazione, i Paesi membri dell’organizzazione delle nazioni unite hanno dovuto constatare &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2013/09/prevenzione-dalle-parole-alla-pratica-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1998 l’ONU si era dato 10 anni per debellare il mercato e liberare il mondo dalle droghe illegali. Febbraio 2009: riunitisi a Vienna per fare il punto sulla situazione, i Paesi membri dell’organizzazione delle nazioni unite hanno dovuto constatare che la produzione e il consumo di sostanze non è mai stato tanto florido quanto lo è oggi. I danni sono importanti e un numero crescente di esperti internazionali non crede più che la strategia attuale potrà avere la meglio sul traffico e sul consumo di sostanze stupefacenti illegali. Oggi più di prima è imperativo darsi i mezzi necessari a conoscere meglio il mercato illegale degli stupefacenti per essere in grado di ridurre i danni che genera e, soprattutto,  meglio investire le risorse disponibili utili a controllarlo.</p>
<p><span style="font-size: 16px;">Tra i vari metodi utili ad assumere conoscenza e fare prevenzione c’è il <em>testing</em> delle sostanze stupefacenti: si tratta di uno sportello messo a disposizione dall’autorità, dove il consumatore può far analizzare le sostanze acquistate sul mercato nero prima di assumerle. L’obiettivo non è quello di incitare i consumatori a smettere, bensì quello di informarli sulla composizione delle sostanze comperate sul mercato illegale con il preciso intento di aumentare la consapevolezza dei rischi per la salute e diminuire così quelli dovuti dall’assunzione di droghe.</span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">Il <em>testing </em></span><span style="font-size: 16px;">è una pratica in vigore da anni a Zurigo e a Berna e permette alla autorità di conoscere il tipo e la qualità delle sostanze presenti sul mercato nero; “seleziona” gli spacciatori e favorisce il contatto tra gli operatori e quei consumatori che spesso i vari servizi di prevenzione non sono riusciti ad agganciare e/o convincere.</span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">Il 12 febbraio di 3 anni fa un nutrito gruppo di parlamentari provenienti da tutti i partiti politici (unica eccezione i liberali) ha presentato al governo cantonale una mozione chiedendo che si valuti l’introduzione di questa misura anche in ticino.</span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">Sono passati 3 anni e tutto tace.</span></p>
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		<title>Una vale l&#8217;altra, di Michel Venturelli</title>
		<link>https://www.criminologiaonline.com/2011/11/una-vale-laltra-di-michel-venturelli/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 16:36:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Comunemente accade, ed è oggi il caso della cocaina, ma è capitato anche con l’mdma (ecstasy) e con l’alcol nell’America di Al Capone, che man mano che una droga subisce il processo di democratizzazione &#8211; il processo che la porta &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/11/una-vale-laltra-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Comunemente accade, ed è oggi il caso della cocaina, ma è capitato anche con l’mdma (ecstasy) e con l’alcol nell’America di Al Capone, che man mano che una droga subisce il processo di democratizzazione &#8211; il processo che la porta a diventare una <a href="http://www.criminologiaonline.com/glossario/droga-dominante/" target="_blank">droga dominante</a> &#8211;  la qualità della sostanza reperibile sul mercato si differenzi notevolmente da quello che era il prodotto originale, presente sul mercato quando i primi consumatori della sostanza si avvicinarono ad essa.</p>
<p>L’adulterazione della sostanza serve a chi rifornisce il mercato ad abbassarne il prezzo. Questo per renderla accessibile a un numero sempre maggiore di consumatori. Quando il processo arriva al culmine il consumo della sostanza diventa visibile e comincia e creare seri problemi di ordine pubblico.</p>
<p>A questo punto, più o meno in fretta, si innescano delle reazioni che tendono a rendere la droga meno reperibile ed è possibile che un’altra sostanza, magari dagli effetti psico- attivi completamente differenti, ne prenda il posto sul mercato e diventi la nuova droga dominante. Questo indica che un numero non indifferente di consumatori sia in grado di adeguarsi alla “miglior offerta” del mercato. Fenomeno questo che sembra essere in parte confermato dal numero sempre maggiore di politossicodipendenti.</p>
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		<title>Tra il reale e l&#8217;ideale, di Michel Venturelli</title>
		<link>https://www.criminologiaonline.com/2011/11/tra-il-reale-e-lideale-di-michel-venturelli/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 10:42:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando una cosa fa male l&#8217;ideale sarebbe evitarla. Questo è l&#8217;ideale. Un ideale che però fa astrazione di quella che è la natura intrinseca dell&#8217;essere umano&#8230; e di quella che è la legge della domanda e dell&#8217;offerta. Lo vediamo con gli &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/11/tra-il-reale-e-lideale-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quando una cosa fa male l&#8217;ideale sarebbe evitarla. Questo è l&#8217;ideale. Un ideale che però fa astrazione di quella che è la natura intrinseca dell&#8217;essere umano&#8230; e di quella che è la legge della domanda e dell&#8217;offerta. Lo vediamo con gli stupefacenti: la maggior parte di noi li ritiene dannosi e pericolosi dunque ne chiediamo (e otteniamo) la proibizione&#8230; e ne lasciamo così l&#8217;intera gestione al crimine più o meno organizzato, che proprio grazie al nostro modo di affrontare il problema si è arricchito al di là di quanto un comune mortale riesce ad immaginare.</p>
<p>Il problema è che alcuni oggi vorrebbero applicare il credo proibizionista anche alla gestione del mercato del sesso: è criminogeno, quindi proibiamolo(!). Il che equivale a dire: lasciamolo gestire al crimine organizzato.</p>
<p>Se riuscissimo a chiudere tutti i bordelli &#8211; e a debellare il traffico di stupefacenti &#8211; grazie all&#8217;annullamento del divario tra i paesi esportatori e quelli importatori (divario che è la vera causa dei fenomeni qui trattati) raggiungeremmo l&#8217;ideale, ma siamo molto lontani da un ideale del genere. Vi ci possiamo però avvicinare studiando dei compromessi più o meno opportunistici; per far ciò è indispensabile scorporare l&#8217;obiettivo finale in tanti piccoli obiettivi intermedi.</p>
<p>Nel campo della prostituzione l&#8217;obiettivo da raggiungere a breve termine è quello di avere una legge che responsabilizzi i proprietari dei bordelli. Non li possiamo mettere in galera (ci abbiamo provato ma non ci siamo riusciti) e non possiamo chiudere i loro locali (anche qui ci abbiamo provato e abbiamo pure pagato gli indennizzi), ma saremmo in grado di obbligarli a seguire quelle regole che tutelerebbero al meglio &#8211; o alla meno peggio &#8211; la salute e la sicurezza delle donne.</p>
<p>In sintesi: la responsabilizzazione dei proprietari avrebbe dei risvolti positivi sull&#8217;attività delle donne, risolverebbe parte dei problemi di ordine pubblico ed è un obiettivo <a href="http://www.criminologiaonline.com/glossario/strategia-economicamente-sostenibile/" target="_blank">raggiungibile con i mezzi che abbiamo a disposizione</a>.</p>
<p>Non è sicuramente il nirvana, ma è meglio di quanto abbiamo avuto negli ultimi 20 anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Analisi dei costi e dei benefici, di Michel Venturelli</title>
		<link>https://www.criminologiaonline.com/2011/11/analisi-dei-costi-e-dei-benefici-di-michel-venturelli/</link>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 07:13:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Via Merlina a Lugano e il quartiere del Chauderon a Losanna sembrano avere qualche punto in comune. In entrambi i quartieri gli esponenti della micro criminalità locale, principalmente dei richiedenti d&#8217;asilo, agiscono alla luce del sole. Quotidianamente gli abitanti di &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/11/analisi-dei-costi-e-dei-benefici-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Via Merlina a Lugano e il quartiere del Chauderon a Losanna sembrano avere qualche punto in comune. In entrambi i quartieri gli esponenti della micro criminalità locale, principalmente dei richiedenti d&#8217;asilo, agiscono alla luce del sole. Quotidianamente gli abitanti di questi quartieri constatano a loro spese l&#8217;impotenza della polizia di fronte a scenari di <a href="http://www.criminologiaonline.com/glossario/criminalita-diffusa/" target="_blank">criminalità diffusa</a>. Che fare?</p>
<p>“Quanto mi costa?” e “quanto ci guadagno?” è una domanda che ci poniamo tutte le volte che dobbiamo prendere una decisione o fare una scelta. Dal punto di vista dello spacciatore di stupefacenti (in special modo quello di strada) tutto sembra indicare che i possibili benefici sono molto superiori ai rischi costituiti da un’eventuale azione penale. Con le conoscenze ed i mezzi attuali è molto difficile mettere a punto strategie utili e sufficienti a far desistere chi fornisce il mercato direttamente sulla strada. A queste persone non interessano le possibili ripercussioni quando considerano il possibile guadagno. Guadagno, e qui sta il nocciolo del discorso, che può essere conseguito con dei rischi &#8211; quello di essere presi dalla polizia &#8211; e dei costi &#8211; possibili sanzioni &#8211; molto limitati, se paragonati ai benefici conseguibili attraverso l’azione delittuosa.</p>
<p>Se è molto difficile intervenire in modo repressivo contro gli spacciatori, lo è a maggior ragione contro i consumatori; il rapporto consumatori/spacciatori, anche se impossibile da definire, è decisamente a favore dei primi. Anche nel mercato nero degli stupefacenti &#8211; come in ogni impresa economica destinata al reddito &#8211; ci sono necessariamente più clienti che venditori. Sperare quindi di ottenere un effetto dissuasivo con la sola repressione sul cliente è irrealistico; l’esercizio necessiterebbe l’impiego di risorse maggiori di quelle messe in campo oggi e che nessuna città o cantone sarebbe in grado di mantenere nel tempo.</p>
<p>E’ quindi bene che le forze repressive continuino a far pressione sul cliente, ma è poco razionale pensare che sia possibile ottenere un risultato socialmente accettabile – <a href="http://www.criminologiaonline.com/glossario/visibilita-zero/" target="_blank">visibilità zero</a> del fenomeno &#8211; con le sole forze repressive disponibili.</p>
<p>Di fronte a queste situazioni non ci sono soluzioni omologate.</p>
<p>Nella seconda metà del decennio scorso un gruppo di cittadini del quartiere di Besso agì contro una situazione analoga con un certo successo. Occupazione degli spazi e passeggiate di cittadini in mezzo agli spacciatori, accompagnate da un paio di azioni massicce da parte della polizia, permise agli abitanti di riprendersi il quartiere.</p>
<p>Di fronte agli scenari di criminalità diffusa sarebbe bene che le autorità si abituino all&#8217;idea di considerare <a href="http://www.irx.ch/incognite-consulenze_criminologiche-istituzioni.php" target="_blank">misure che vadano al di là della semplice repressione</a> e studino strategie che tengano conto delle <a href="http://www.criminologiaonline.com/glossario/strategia-economicamente-sostenibile/" target="_blank">risorse a disposizione</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>C&#8217;è misura e Mistura, di Michel Venturelli</title>
		<link>https://www.criminologiaonline.com/2011/10/ce-misura-e-misura-di-michel-venturelli/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 13:11:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il sentimento d&#8217;insicurezza lo si misura chiedendo a un campione rappresentativo della popolazione se si sente più o meno sicuro di fronte alla possibilità di essere vittima di un evento criminale. Da notare che da anni questo sentimento cresce, mentre &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/10/ce-misura-e-misura-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il sentimento d&#8217;insicurezza lo si misura chiedendo a un campione rappresentativo della popolazione se si sente più o meno sicuro di fronte alla possibilità di essere vittima di un evento criminale. Da notare che da anni questo sentimento cresce, mentre il numero di reati, stando alle statistiche della polizia, diminuisce. Il motivo per il quale questo accade è difficile da identificare. La maggior parte tende a spiegare il fenomeno accusando i media di amplificare a dismisura determinati eventi criminali, amplificando così anche il sentimento d&#8217;insicurezza della gente.</p>
<p>Sarà vero&#8230; però non si può non notare che oggi la popolazione troppo spesso assiste direttamente ad eventi chiaramente criminali, senza che ci sia una risposta adeguata da parte delle forze repressive. Mi spiego meglio: quando nel quartiere di Besso si contavano oltre 70 persone dedite allo spaccio di stupefacenti, la polizia non operava 70 arresti. Di conseguenza non solo chi spacciava, ma anche chi assisteva allo spaccio aveva (ha) la sensazione che sul territorio opera un<a href="http://www.criminologiaonline.com/glossario/criminalita-diffusa/"> tipo di criminalità</a> che, per motivi diversi,  gode di una certa impunità.</p>
<p>Se questo è vero quello che va ridiscusso è il ruolo delle statistiche di polizia che non dovrebbero più essere considerate la misura della criminalità sul territorio, bensì la misura dell&#8217;operatività della polizia su quel medesimo territorio.</p>
<p>Due concetti che non indicano la stessa cosa.</p>
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		<title>droga, quanto mi costi? di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 06:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[criminologiaonline.com]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[stupefacenti]]></category>
		<category><![CDATA[cocaina]]></category>
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		<description><![CDATA[“Quanto mi costa?” e “quanto ci guadagno?” è una domanda che, consciamente o inconsciamente, ci poniamo tutte le volte che dobbiamo prendere una decisione o fare una scelta. Dal punto di vista dello spacciatore di stupefacenti, tutto sembra indicare che &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/09/droga-quanto-mi-costi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Quanto mi costa?” e “quanto ci guadagno?” è una domanda che, consciamente o inconsciamente, ci poniamo tutte le volte che dobbiamo prendere una decisione o fare una scelta.<br />
Dal punto di vista dello spacciatore di stupefacenti, tutto sembra indicare che i possibili benefici sono molto superiori ai rischi costituiti da un’eventuale azione penale. Questo vale anche per quel che ne è dello spaccio da strada.<br />
Con le conoscenze ed i mezzi attuali è impossibile studiare strategie utili a fare pressioni di tipo informale, sufficienti a far desistere chi fornisce il mercato direttamente sulla strada. A queste persone non interessa cosa la popolazione pensa di loro, quando considerano il possibile guadagno conseguibile anche adottando un comportamento stigmatizzato. Guadagno – lo ripetiamo perché qui sta il nocciolo del discorso &#8211; che può essere conseguito con dei rischi (quello di essere presi dalla polizia) e dei costi (possibili sanzioni) molto limitati , se paragonati ai benefici conseguibili attraverso l’azione delittuosa.<br />
Resta il fatto che, pur tenendo conto di tutti i limiti dimostrati, le uniche azioni oggi possibili contro gli spacciatori sono quelle: coercitiva, repressiva e amministrativa. Misure che alla luce dei fatti non risultano sufficientemente efficaci per impedire in modo sistematico scene di spaccio diffuso, che inevitabilmente generano allarme sociale.<br />
Se è molto difficile intervenire in modo repressivo contro gli spacciatori, lo è a maggior ragione contro i consumatori; il rapporto consumatori-spacciatori, anche se impossibile da definire, è decisamente a favore dei primi. Anche nel mercato nero degli stupefacenti &#8211; come in ogni impresa economica destinata al reddito &#8211; ci sono necessariamente più clienti che venditori. Sperare quindi di ottenere un effetto dissuasivo con la sola repressione sul cliente è irrealistico, perché l’esercizio necessiterebbe l’impiego di maggiori risorse di quelle messe in campo oggi. E’ quindi bene che le forze repressive continuino a far pressione sul cliente, ma è poco razionale pensare che sia possibile ottenere un risultato socialmente accettabile – <a href="http://www.criminologiaonline.com/glossario/visibilita-zero/">visibilità zero</a> del fenomeno &#8211; con le sole forze repressive disponibili.<br />
Destinate ai consumatori, nel campo delle strategie convenzionali di contrasto al consumo, ci sono anche le campagne preventive. L’inconveniente è che comportano dei costi elevati e sono lunghe da mettere a punto; quindi difficili da utilizzare efficacemente nel caso in cui ci sia una certa urgenza d’intervento.<br />
Nel caso del consumo di cocaina, questa strategia presenta un ulteriore inconveniente: oggi il fenomeno è trasversale alle classi sociali e coinvolge persone di quasi tutte le età, di conseguenza è difficile da calibrare per risultare efficace in modo generalizzato.<br />
Anche questa strategia, come quella coercitiva, presenta quindi dei costi molto elevati per dei risultati considerati insufficienti dalla popolazione.<br />
Pur essendo elementi irrinunciabili per raggiungere l’obiettivo della visibilità zero, i mezzi di contrasto classici hanno dei limiti tali che, neppure se combinati tra loro, riescono a generare risultati soddisfacenti o, comunque, non riescono a generare risultati soddisfacenti in tempi brevi e sul lungo periodo.</p>
<p>Restano da esplorare le <a href="http://www.criminologiaonline.com/glossario/strategia-non-convenzionale/">strategie non convenzionali</a>.</p>
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