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	<title>Criminologia Online &#187; pene e sanzioni</title>
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	<description>In questo Blog ci occuperemo prevalentemente di “criminologia sociale” e di criminalità diffusa.</description>
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		<title>L&#8217;imbuto di Gobbi</title>
		<link>https://www.criminologiaonline.com/2020/12/limbuto-di-gobbi/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2020 13:37:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Nella nostra ottica (ndr. dice Gobbi alla Rsi) il procuratore generale dovrebbe essere più un direttore, di un organo di oltre 100 persone, che deve anche poter intervenire in maniera più incisiva di quello che oggi la legge permette». Il &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2020/12/limbuto-di-gobbi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Nella nostra ottica (ndr. dice Gobbi alla Rsi) il procuratore generale dovrebbe essere più un direttore, di un organo di oltre 100 persone, che deve anche poter intervenire in maniera più incisiva di quello che oggi la legge permette».</p>
<div id="div-ad-gds-2661-1">
<p>Il nostro ministro della giustizia, come suo solito, dimentica che la Giustizia funziona come un imbuto in cui la galera è la parte inferiore, quella stretta. La parte più ampia dell&#8217;imbuto rappresenta la polizia; è quella che fornisce il lavoro all&#8217;apparato giudiziario cantonale. Tra i due ci sta la magistratura.<br />
Il problema consiste nel fare in modo che tra la parte ampia dell&#8217;imbuto e quella stretta il contenuto scorra coerentemente, se no il flusso si altererebbe, diventando ingestibile e compromesso.<br />
Un po’ come avere un cesso ostruito e andare avanti a defecarci dentro invece di chiamare l’idraulico.<br />
Esattamente quello che sta succedendo in Ticino con la magistratura intasata da 10000 incarti arretrati. In questa situazione il DI ha voluto rinforzare la polizia andando così a caricare ancor più il ministero pubblico. Adesso, con una galera al limite delle sue capacità, il nostro vuole potenziare la magistratura. Di questo passo, entro un paio d’anni, il parlamento si ritroverà a votare crediti milionari &#8211; un carcere moderno costa quasi quanto un ospedale &#8211; per costruire un nuovo carcere.</p>
<p>E tutto questo senza aver mai elaborato una strategia preventiva moderna ed efficace (e soprattutto molto più economica). Non solo; in Ticino non si è mai elaborata una strategia di prevenzione degna di questo nome, ma ci si è sempre battuti contro le strategie valide della Confederazione.<br />
Faccio qui un breve esempio: tra il 2000 e il 2002, nel campo del trattamento a base d’eroina in atto in Svizzera, sono stati prescritti 541,4 Kg di eroina terapeutica. Costo della sostanza: 8 milioni di franchi svizzeri. Tanti? Giudicate voi. Sul mercato nero, in quel periodo, in Svizzera la sostanza era tagliata mediamente del 75%, di conseguenza i 541,4 Kg sarebbero diventati 2165,6. Svendendoli al dettaglio a 120 franchi il grammo il crimine organizzato avrebbe ricavato 259’860’000 franchi. Riassumendo: il trattamento a base d’eroina ha avuto come effetto indiretto di sottrarre oltre 259’860’000 di franchi al crimine organizzato, alleggerendo contemporaneamente il carico di polizia, ministero pubblico e carceri. Perché? Perché dalle ricerche svolte da Martin Killias, padre di tutti i criminologi della Confederazione, la prescrizione medica di eroina ha avuto come effetto secondario di far diminuire la criminalità di oltre l’80% (86% per la precisione) tra la popolazione degli eroinomani sottoposti al trattamento. Trattamento che in Ticino non è mai stato adottato.<br />
Anzi; in Ticino si fa il contrario. Senza voler riproporre la vicenda del controllo sugli stranieri che tutti conosciamo, e che ha effetti devastanti sul carico di lavoro dei tribunali, non possiamo non notare che Gobbi ci ha messo 4 anni ad adottare la nuova giurisprudenza del Tribunale Federale sugli stupefacenti. Giurisprudenza che declassava il possesso di canapa fino a 10 grammi a reato poco grave, punibile con una semplice multa. In Ticino si è andati avanti per 4 anni a sanzionare il possesso di canapa seguendo la vecchia giurisprudenza, andando così avanti a punire i colpevoli in maniera iniqua, ma soprattutto andando ad intasare ancor più la magistratura.</p>
<p>Ricordando gli studi di Irwin Waller &#8211; (<a href="http://irvinwaller.org/fr/a-propos/" target="_blank" rel="noopener">http://irvinwaller.org/fr/a- propos/</a> criminologo e direttore generale del Centro internazionale per la prevenzione della criminalità affiliato all’ONU), che concludono che se si investisse in prevenzione il 10% di quello che si investe in repressione avremmo la stessa situazione spendendo la metà &#8211; vien da pensare che l’incoerenza e gli eccessi di semplicismo a cui ci ha abituati il ministro leghista evidenzino una qual certa incapacità di elaborare una strategia che tenga realisticamente conto dei problemi in campo e dei mezzi a disposizione per affrontarli.</p>
</div>
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		<title>The day after, di Michel Venturelli</title>
		<link>https://www.criminologiaonline.com/2015/03/the-day-after-di-michel-venturelli/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2015 12:13:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[criminologiaonline.com]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[pene e sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[stupefacenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Non esiste solo la salute dell’individuo, ma esiste anche un discorso di salute pubblica. Finalmente  il gruppo esperti cantonale (nell’ambito delle tossicomanie) esce allo scoperto e dice a pubblico e politici come stanno veramente le cose. Senza riduzione del danno, senza &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2015/03/the-day-after-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>Non esiste solo la salute dell’individuo, ma esiste anche un discorso di salute pubblica. Finalmente  il gruppo esperti cantonale (nell’ambito delle tossicomanie) esce allo scoperto e dice a pubblico e politici come stanno veramente le cose. Senza riduzione del danno, senza regolamentazione non c’è efficacia! Abbiamo visto accondiscendere anche un disorientato Paolo Beltraminelli… tanto più che il motore della giornata di studio “Dipendenze: quo vadis?”,  è stato il PPD Daniele Intraina, capo di Ingrado.</div>
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<div></div>
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<div>Una conferenza cantonale nutrita da un’illuminata politica federale.</div>
<div>Si è parlato di drug-checking e regolamentazione del mercato. Di accettazione e riduzione del danno. “L&#8217;emergenza continua appiattisce e banalizza l’emergenza stessa”. Riassumo così il concetto espresso da Giovanna Masoni. Il pragmatismo ieri era sulla bocca di tutti.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Tra i giovanissimi cala il consumo di alcol e di tabacco, ma rimane stabile quello di cannabis. Cosa significa? Significa che oggi gli enti che si occupano di salute pubblica e prevenzione verso i giovanissimi, riescono a meglio contrastare la diffusione delle sostanze legali. Quelle gestite dallo Stato. Meno bene, anzi male, va per le sostanze illegali (quelle gestite dalla criminalità organizzata).</div>
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<div></div>
<div>Desta molta preoccupazione anche la diffusione di sostanze sintetiche e si è parlato dei metodi adottati per controllarle. Ad esempio il <a href="http://www.danno.ch/drugchecking/">drug-checking</a>, che permette di conoscere prima cosa c’è sul mercato, e di intervenire con i piani di prevenzione adeguati con largo anticipo.</div>
<div>Alcuni lo giudicano immorale, ma è perfettamente legale. E, soprattutto, è estremamente efficace.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>A questo proposito mi preme segnalare <a href="http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/mozioni/MO732.htm">una mozione che dorme nei cassetti </a> del consiglio di Stato da tutta la legislatura. A buon intenditor&#8230;</div>
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		<title>La giustizia? Questione di risorse e non di principi, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 13:51:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[criminologiaonline.com]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Traffico, ambiente e lavoro… se fossi un politico vero scriverei dei temi che più preoccupano  i ticinesi. Purtroppo per me però, non riesco ad improvvisarmi esperto di robe di cui capisco poco o nulla (forse è proprio per quello che &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2015/03/la-giustizia-questione-di-risorse-e-non-di-principi-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Traffico, ambiente e lavoro… se fossi un politico vero scriverei dei temi che più preoccupano  i ticinesi. Purtroppo per me però, non riesco ad improvvisarmi esperto di robe di cui capisco poco o nulla (forse è proprio per quello che in molti hanno soluzioni per tutto).</p>
<p>Io sono criminologo e mi intendo di questioni di controllo sociale. Non sono un genio e non ho soluzioni pronte neppure in questo campo… ma mi accorgo quando qualcuno cerca di spegnere un incendio &#8211; magari un fuocherello &#8211; innaffiandolo con la benzina.</p>
<p>Il fenomeno dello “spostamento del crimine” è conosciuto e documentato da almeno 50 anni. Fa parte dell’ABC della criminologia, eppure in Ticino “il nuovo che avanza” si è fermato a tecniche che risalgono al mesozoico &#8211; quando i grossi dinosauri massacravano quelli piccoli &#8211; dando vita alla politica degli ecuadorégni <i>föö di ball</i>,  dei mendicanti colpevoli di esser poveri e via discorrendo.</p>
<p>La teoria della prevenzione generale, su cui poggia tutto il discorso criminologico, è semplice: a una trasgressione deve seguire una severa sanzione. Se la sanzione non è severa o &#8211; peggio ancora &#8211; non è certa, l’apparato giudiziario perde credibilità e s&#8217;indebolisce. Un apparato giudiziario sano e credibile promette solo quello che può <a href="http://www.criminologiaonline.com/2014/05/quando-il-costo-della-giustizia-uccide-la-sicurezza-di-michel-venturelli-il-caffe-25-5-14/" target="_blank">mantenere</a>.</p>
<p>Le commissioni che lavorano al progetto di riforma della giustizia ci diranno prossimamente di cosa hanno bisogno per operare al meglio. Considerando che Noseda piange ogni anno decine di migliaia di ore supplementari, possiamo facilmente immaginate cosa vorranno lui e tutti gli altri commissari.</p>
<p>La repressione, quale mezzo prevalente per il controllo sociale, è economicamente insostenibile: già oggi in Ticino sforiamo i 200 milioni ai quali bisogna aggiungere il costo delle polizie comunali; considerando che il sistema giudiziario è come un <a href="http://www.criminologiaonline.com/2014/06/la-logica-dellimbuto-di-michel-venturelli/" target="_blank">imbuto</a>, capiamo che è inutile aumentare il numero di poliziotti senza potenziare adeguatamente magistratura e carcere&#8230; e considerando lo stato delle finanze,  sentir parlare di nuovo carcere, fa quasi tenerezza.</p>
<p>Le ristrettezze finanziarie ci obbligano ad essere innovativi e creativi, ma soprattutto <a href="http://www.criminologiaonline.com/2014/06/la-legge-e-la-fede-di-michel-venturelli/" target="_blank">pragmatici</a>. Siccome non possiamo permetterci di potenziare ad oltranza l’apparato repressivo è imperativo sviluppare delle tecniche di controllo sociale efficaci nel tempo ed economicamente percorribili, come da anni si fa in altri Paesi.</p>
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		<title>Giustizia?, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2014 14:21:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I tribunali esistono anche per frapporsi tra chi ha subito un torto e chi lo ha arrecato ed evitare così la giustizia privata. Giustizia privata. Come successo in Francia dove, a inizio estate, un ladro sedicenne è finito in coma &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2014/07/giustizia-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I tribunali esistono anche per frapporsi tra chi ha subito un torto e chi lo ha arrecato ed evitare così la giustizia privata. Giustizia privata. Come successo in Francia dove, a inizio estate, un ladro sedicenne è finito in coma dopo essere stato prelevato da un gruppo di uomini incappucciati che lo hanno picchiato, torturato e abbandonato in un carrello della spesa vicino a un’autostrada.</p>
<p>Anche se in modo meno radicale pure in Ticino ci sono vittime che alla giustizia ci credono sempre meno. <em>“L’ho preso e gliene ho date tante…”</em> Parla così un commerciante ticinese truffato per decine di miliaia di franchi da un fedele impiegato. Dopo aver sporto regolare denuncia sta aspettando che i tribunali si occupino del suo caso. Se in un primo tempo ha creduto alla bontà della giustizia adesso &#8211; che dai fatti è passato più di un anno e il suo ex-fedele impiegato è in giro tranquillo &#8211; ci crede sempre meno. <em>“E chissenefrega! I soldi non li rivedrò più, ma almeno mi sono sfogato”.</em></p>
<p>Anche i poliziotti luganesi, sempre più minacciati, sbeffeggiati e malmenati aspettano che il ministero pubblico decida delle loro denunce. Loro non sono come il commerciante e alla giustizia ci devono credere per forza. Ma tutto ha un limite. Essere poliziotti è una cosa, essere grulli un’altra; così il capo del dicastero sicurezza ha scritto al procuratore generale ricordandogli che se un cittadino pensa di poter picchiare impunemente un poliziotto non va bene.</p>
<p>Fa quasi tenerezza, ma Bertini ci crede a fondo; adesso vedremo cosa trascurerà il ministero pubblico per dargli soddisfazione, se e quando gliela darà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tra prevenzione e repressione, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Dec 2013 17:02:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per ottenere il maggior controllo sociale possibile con le risorse a disposizione è imperativo trovare il giusto equilibrio tra prevenzione e repressione. La tecnologia può venirci in aiuto. <a href="https://www.criminologiaonline.com/2013/12/tra-prevenzione-e-repressione-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La scorsa settimana, per la prima volta in Ticino, è stata emessa una severa condanna per eccesso di velocità: un anno con la condizionale!</p>
<p>Non è qui nostra intenzione avventurarci nel discorso della proporzionalità della pena &#8211; stando al codice penale si rischia infatti molto meno a commettere un furto o uno stupro che non a sfrecciare a 148 km/h dove il limite è a 80 &#8211; bensì vorremmo analizzare più da vicino il problema della certezza e della severità della pena anche alla luce delle possibilità preventive (e repressive) offerte dalla tecnologia nel campo della circolazione stradale.</p>
<p>Ricordiamo che secondo il principio della prevenzione generale la sanzione per essere dissuasiva deve essere certa e severa. Nel caso della circolazione stradale, grazie alla tecnologia (ad esempio i radar), questo è possibile e de facto la minaccia della sanzione spesso dissuade il potenziale trasgressore. Si ottiene così un buon effetto preventivo. Nel caso della rapina, del furto e dei reati contro il patrimonio in generale invece non esiste un equilibrio tra certezza e severità della pena tale da dissuadere i potenziali trasgressori; in caso di furto il rischio di essere presi è minimo e quando questo accade la sanzione è ridicola; per il furto il codice penale prevede una pena a partire da 6 mesi, mentre per gli eccessi di velocità &#8220;selvaggi&#8221; si parte da un anno. Il problema che si pone non è tuttavia quello di diminuire la probabilità e la severità della sanzione nel campo della circolazione stradale, quanto quello di aumentarle per gli altri reati. Purtroppo questa possibilità, considerando le risorse economiche a disposizione, è difficilmente praticabile in modo soddisfacente; per questo motivo bisognerebbe puntare molto di più sulla prevenzione che, secondo le <a href="http://www.criminologiaonline.com/2013/07/da-principes-directeurs-de-lonu-pour-la-prevention-du-crime/">ricerche internazionali</a>, a parità di risultati, è 5 volte più economica della repressione.</p>
<p>È ben chiaro che la prevenzione non sostituisce la repressione, ma è vero anche il contrario (o dovrebbe esserlo). Per questo sarebbe saggio trovare un giusto equilibrio tra le due strategie che se ben combinate permetterebbero di ottenere un controllo sociale maggiore e più economico.</p>
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		<title>Cure e castighi, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Oct 2013 11:09:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prima del carcere c’erano l’esilio e la pena di morte, poi l’illuminismo portò un nuovo sistema di espiazione che da allora, oltre alla punizione, comprende anche il lavoro e l’istruzione. Con il passare degli anni tortura e pena di morte &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2013/10/cure-e-castighi-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 16px;">Prima del carcere c’erano l’esilio e la pena di morte, poi l’illuminismo portò un nuovo sistema di espiazione che da allora, oltre alla punizione, comprende anche il lavoro e l’istruzione. Con il passare degli anni tortura e pena di morte sono stati ufficialmente banditi nella maggior parte dei Paesi &#8211; almeno così si dice &#8211; che in diversi modi e con sforzi più o meno costanti, hanno investito nella reintegrazione di soggetti anche “socialmente molto complicati”. </span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">Per la Svizzera Romanda e il Ticino la struttura deputata al reinserimento di queste persone è la Paquerette di Ginevra. Ho conosciuto bene la struttura e la sua prima direttrice, Marie Jeanne de Montmollin. Sono anche stato tutore di una persona che dopo una serie interminabile di recidive aveva fatto </span><em style="font-size: 16px;">l’en plein</em><span style="font-size: 16px;">, e stava scontando gli ultimi anni del suo ergastolo alla Paquerette. Persone che il sistema giudiziario classico, una volta scontata la pena, rimetteva e ancor oggi rimette in libertà. Questo ben sapendo che con delinquenti molto disturbati il tasso di recidiva è molto alto. Queste persone se lasciate a se stesse fan dentro e fuori di galera,  esattamente come capitato al mio pupillo prima della sua ultima condanna. Da allora &#8211; circa 20 anni fa &#8211; nessuna recidiva. Con lui la Paquerette sembra aver funzionato.</span></p>
<p><span style="font-size: 16px;">La signora de Montmollin sapeva di occuparsi solo di pessimi rischi: persone spesso profondamente disturbate con una facilità estrema a passare all’atto. Il mercato dell’espiazione e del reinserimento non offre clienti peggiori. Spesso si è contenti se la recidiva è costituita da reati meno gravi dei precedenti, ma non sempre funziona. Persone malate che a causa della loro malattia si ritrovano a fare cose di una crudeltà indicibile, un po’ come il sottoscritto che non può impedirsi di soffiarsi il naso quando prende il raffreddore. Per la malattia di queste persone, un po’ come per il raffreddore, la cura ancora non esiste e strutture come la Paquerette la stanno cercando. </span></p>
<p>Quel che è successo a Ginevra il mese scorso è un dramma, ma l’alternativa alla ricerca della cura è l’incapacitazione totale e, con l’aria che tira, alcuni potrebbero pensare di rispolverare la pena capitale.</p>
<p><span style="font-size: 16px;">Dal canto mio continuo a sperare di prendere solo il raffreddore.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il costo della repressione, di Michel Venturelli</title>
		<link>https://www.criminologiaonline.com/2013/08/il-costo-della-repressione-di-michel-venturelli-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Aug 2013 14:38:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale (estremamente garantista) ha messo in difficoltà le polizie di tutto il Paese e i rappresentanti di queste ultime calcolano che per essere al “passo coi tempi” mancano &#8211; a dipendenza della &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2013/08/il-costo-della-repressione-di-michel-venturelli-2/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale (estremamente garantista) ha messo in difficoltà le polizie di tutto il Paese e i rappresentanti di queste ultime calcolano che per essere al “passo coi tempi” mancano &#8211; a dipendenza della fonte &#8211; tra i 1500 e i 15000 effettivi. Alla Cantonale attualmente mancherebbero a bilancio &#8211; solo per mantenere il servizio assicurato alla popolazione prima dell’entrata in vigore del nuovo cpp &#8211; oltre 6 milioni di franchi.</p>
<p>Le risorse non crescono e le necessità aumentano. Il dato più significativo è che in Ticino, tra il 2010 e il 2012, il numero di furti con scasso è aumentato del 26%; qui si registrano 490 scassi su 100000 abitanti quando la media Svizzera è di 430.</p>
<p>Il DiparImento delle Istituzioni, per far fronte <em>“alle sfide odierne e future”</em> ha studiato 3 scenari che contemplano un incremento di effettivi che va da un minimo di 100 uomini (<em>«Non basterebbe neanche a far fronte all’attuale mole di lavoro» </em>Gobbi, la Regione 1.7.13) a un massimo di 200, il che a spanne rappresenta un investimento di circa 26mio di franchi (ogni poliziotto costa al cantone circa 130000 franchi all&#8217;anno).</p>
<p>Siccome è inutile arrestare se non si è in grado di giudicare e condannare, va considerato che se avessimo le risorse per potenziare la polizia, dovremmo imperativamente potenziare la procura pubblica (il cui personale, stando a quanto detto dal Procuratore Generale, nel 2012 ha fatto 10000 ore di straordinari), i tribunali, le carceri, ecc.</p>
<p>Già oggi &#8211; polizie comunali escluse &#8211; l&#8217;apparato repressivo del cantone costa circa 200 milioni di franchi all’anno. Non facciamoci quindi illusioni: se potenziassimo tutta la catena penale tarandola su &#8220;200 poliziotti in più&#8221;, economicamente parlando, ci ritroveremmo peggio della New York del sindaco Giuliani, quando la sola polizia costava 4 volte l&#8217;intero sistema sanitario della città.<span style="font-size: 16px;"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sanzioni e promesse da marinaio, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 08:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[criminologiaonline.com]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[dalla teoria alla pratica]]></category>
		<category><![CDATA[pene e sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[certezza della pena]]></category>
		<category><![CDATA[pena capitale]]></category>
		<category><![CDATA[severità della pena]]></category>
		<category><![CDATA[statistica]]></category>

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		<description><![CDATA[Stando a una ricerca dell&#8217;ufficio federale di statistica le sanzioni meno severe entrate in vigore a partire dal 2007 &#8211; in particolare le condanne pecuniarie al posto di quelle detentive &#8211; non sembrano aver ridotto l&#8217;effetto preventivo delle pene. Attraversiamo l&#8217;oceano &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/11/sanzioni-e-promesse-da-marinaio-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Stando a una ricerca dell&#8217;ufficio federale di statistica le sanzioni meno severe entrate in vigore a partire dal 2007 &#8211; in particolare le condanne pecuniarie al posto di quelle detentive &#8211; non sembrano aver ridotto l&#8217;effetto preventivo delle pene. Attraversiamo l&#8217;oceano e andiamo in America. Lì è appurato che negli Stati dove è in vigore la pena capitale non si registrano meno omicidi che negli Stati dove la pena massima è la reclusione a vita. Se ne deduce che per molti reati la severità della pena non è considerata da chi viola la legge. Se così non fosse in Svizzera dovremmo contare più reati, ad esempio, nel campo della circolazione stradale e negli Stati Uniti più omicidi negli stati abolizionisti.</p>
<p>Ora potremmo chiederci cosa succederebbe se la certezza della sanzione diventasse nulla. Per trovare una risposta dobbiamo fare un salto indietro negli anni e andare in Danimarca. Era il settembre del 44 quando le forze d&#8217;occupazione tedesche sostituirono le forze repressive danesi con un corpo improvvisato e terribilmente inefficace. A Copenaghen, durante i 7 mesi che seguirono, le rapine decuplicarono e i furti seguirono una tendenza simile.</p>
<p>Se ne deduce che per ottenere un buon livello di controllo sociale la certezza della sanzione sembra essere il miglior deterrente.</p>
<p>Infatti non serve a nulla promettere condanne severissime se poi non si è in grado di applicarle.</p>
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		<title>Dibattito ad uso politico, di Paolo Bernasconi*</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 09:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[criminologiaonline.com]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[pene e sanzioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Criminalità e stranieri. Anche le stesse forze politiche che cavalcano il tema hanno in passato contribuito ad indebolire il Codice penale. (da AZIONE, settimanale di Migros Ticino, 3.10.2011) Criminalità in aumento? Stranieri delinquenti? Ecco due domande entrambe mal poste. Pertanto, &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/10/dibattito-ad-uso-politico-di-paolo-bernasconi/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Criminalità e stranieri. Anche le stesse forze politiche che cavalcano il tema hanno in passato contribuito ad indebolire il Codice penale.</strong></p>
<p>(da <em><a href="http://epaper.azione.ch/ee/azion/_main_/2011/10/03/001/" target="_blank">AZIONE</a></em>, settimanale di Migros Ticino, 3.10.2011)</p>
<p>Criminalità in aumento? Stranieri delinquenti? Ecco due domande entrambe mal poste. Pertanto, tutte le possibili risposte arrischiano di essere sbagliate. Ancora più sbagliate sono le risposte interessate, ossia di coloro che leggono i fatti di cronaca e le statistiche col solo scopo di tirarne una conferma delle loro opinioni personali.</p>
<p>Ogni criminologo, ma anche ogni candidato alle elezioni, è in grado di scrivere due articoli dal risultato completamente diverso: il primo, dal quale risulta che la criminalità è in aumento e che gli stranieri ne sono responsabili ed il secondo che dimostra e comprova esattamente il contrario. Come Procuratore pubblico a Lugano ho dedicato una ventina d’anni, assieme ad altri magistrati, poliziotti e doganieri, a combattere la criminalità di svizzeri e di stranieri. Nei vent’anni successivi, come avvocato e insegnante, ho assistito professionalmente numerose vittime del fenomeno delinquenza, di cui continuo a studiare le componenti. Pertanto, mi sento un po’ chiamato in causa quando leggo i ragionamenti di coloro che trattano la sicurezza dei cittadini per andare a caccia di voti. Avendo appena dichiarato che dalle statistiche si può dimostrare tutto ed il contrario di tutto, rinuncio a citare statistiche, ma raccomando calorosamente a coloro che se ne interessano di leggere, fra le altre, quelle dell’ottimo Rapporto di attività del 2010 pubblicato dalla Polizia cantonale ticinese (www.polizia.ti.ch) ed anche quelle contenute nel recente rapporto dell’Istituto di criminologia dell’Università di Zurigo sotto la direzione del prof. Martin Killias. Ma c’è comunque una conclusione che è sempre sbagliata: quella secondo cui la criminalità in un determinato territorio è aumentata oppure è diminuita. Infatti, ogni territorio, con il passare degli anni, cambia. Il territorio del Mendrisiotto o di Ginevra di oggi non è comparabile con quello di cinque o di dieci anni or sono, per una serie di fattori, di cui alcuni evidenti ed altri sotterranei. Per esempio, sono stati disseminati sul territorio i bancomat e quindi, sul rovescio della medaglia di questa comodità per tutti i cittadini, consegue, purtroppo, la clonazione e l’abuso di carte di credito. Intanto però, sono praticamente scomparsi gli assegni e quindi, le migliaia di falsificazioni ed emissioni allo scoperto. Altro esempio: sono aumentati i flussi migratori, quelli dall’Est, dopo la caduta del muro Berlino, e quelli dall’Africa del Nord e sub-sahariana. Quindi è aumentato il numero delle persone che, indipendentemente dal loro passaporto, si dedicano al traffico dei clandestini. Intanto però, i famosi «buchi nella rete», oggi vengono sottoposti a stretta vigilanza mediante un sistema di telecamere approntato da parte delle Guardie svizzere di confine.</p>
<p>Ma anche la seconda domanda «stranieri delinquenti?» è mal posta, perché il vero criterio distintivo è quello fra «locali e foresti», ossia fra persone residenti stabilmente su un territorio e persone che sono esclusivamente di passaggio. È vero che i maggiori traffici di stupefacenti, le truffe colossali e la corruzione d’alto bordo sono localizzati piuttosto fuori dal territorio svizzero; ma è anche vero che il provento di questi gravi reati viene riciclato sul territorio svizzero grazie all’intervento dei «locali», con passaporto svizzero o straniero.</p>
<p>Ma sto schivando l’oliva: quello che preoccupa i cittadini, quando si parla di sicurezza, è la violenza. È vero che «i ladri non sono più quelli di una volta», nel senso che, purtroppo, le bande che imperversano anche nel Nord Italia, spesso aggiungono le botte ai derubati, oltre al disastro nella propria casa. Ma c’è una violenza più visibile: quella della criminalità giovanile «Picchio, dunque sono»; questa sembra essere la regola del bullismo diffuso anche tra i residenti in Svizzera, come di altri paesi, indipendentemente dal colore del passaporto. Auguro tanto successo alle campagne del genere fair play nello sport, che cercano di contrastare il bad play diffuso a piene mani, giorno e notte, da tutte le catene televisive, dai videogame e cinematografia e da quei media che anche in politica usano la terminologia dei bulli. Intanto, il Consiglio federale ha dovuto recentemente prevedere la polizia sui trasporti pubblici, con facoltà di essere armata. Confederazione, Cantoni e Comuni hanno lanciato a Berna un programma comune intitolato «I giovani e la violenza» con una disponibilità finanziaria di oltre 5 milioni. Una prima conferenza nazionale è prevista per la primavera dell’anno prossimo. Contro questa violenza, quella spicciola e quella organizzata, la misura a corto termine è quella della certezza della pena. La prevenzione della violenza passa non solo, ma anche, attraverso un sistema giudiziario equipaggiato in modo tale che magistrati e polizia possano intervenire rapidamente, ordinare l’arresto e punire i colpevoli in tempi brevi. Purtroppo le Camere federali, compresi i partiti politici della grancassa contro gli stranieri, hanno votato la revisione del Codice penale, introducendo addirittura la multa con la sospensione condizionale. Una barzelletta per tutti i colpevoli di reati. E ora le stesse Camere federali devono correre ai ripari, rattoppando questo madornale errore. Le stesse Camere federali hanno però anche approvato, sempre con il consenso dei partiti antistranieri, un Codice di procedura penale che soffoca il tempo di inchiesta di magistrati e polizia attraverso centinaia di obblighi burocratici che, d’altra parte, non hanno per niente migliorato la tutela del cittadino nel procedimento penale. Già parecchi magistrati hanno chiesto, a pochi mesi dell’entrata in vigore di questo Codice di procedura penale, di rivederne al più presto le principali storture. Ma dal Parlamento vengono anche buone notizie: all’inizio del 2012 entrerà in vigore anche per la Svizzera la Convenzione del Consiglio d’Europa contro l’abuso dell’informatica, diffuso, purtroppo, anche nel racket della pedofilia. Nella votazione delle Camere federali l’UDC ha votato contro, disapprovando che i dati necessari per permettere alle autorità straniere di intervenire immediatamente attraverso i provider per impedire la cancellazione di dati sensibili venissero trasmessi dalle autorità svizzere senza interpellare gli interessati.</p>
<p>Intanto, purtroppo, il crimine organizzato si è ormai impiantato stabilmente al confine, come dimostrano aspri processi celebrati a Milano e dintorni contro l’infiltrazione della mafia, e persino dell’ecomafia, nell’economia legale italiana. Queste organizzazioni perseguono i loro scopi facendo uso dell’intimidazione, della minaccia e della violenza. Uno dei principali veicoli dell’avanguardia mafiosa è la prostituzione organizzata. Infatti, anche recentemente, la Polizia cantonale ticinese ha riferito che, al seguito delle centinaia di donne straniere che esercitano la prostituzione sul territorio ticinese, si sono radicati anche piccoli gruppi di cosiddetti «protettori», ossia di sfruttatori che non esitano ad introdurre nel nostro paese la minaccia e la violenza come strumento di controllo del territorio. «Il Ticino è diventato il bordello della Lombardia» proclama il criminologo Michel Venturelli in una recente trasmissione radiofonica. E chi promuove pubblicamente la prostituzione nel nostro Cantone è sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>Contro la violenza, quella spicciola e quella organizzata, la misura a corto termine è la certezza della pena.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Avvocato e già Procuratore Pubblico</p>
]]></content:encoded>
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		<title>credibilità zero! di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 05:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[criminologiaonline.com]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[pene e sanzioni]]></category>
		<category><![CDATA[certezza della pena]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione generale]]></category>
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		<category><![CDATA[tolleranza zero]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p>Alla base del discorso criminologico c’è la teoria della prevenzione generale. Questa teoria postula che il crimine, per essere combattuto efficacemente, deve essere sanzionato con condanne adeguate (la pena è <em>severa</em>). Inoltre ad ogni infrazione dovrebbe corrispondere una sanzione (la pena è <em>certa</em>). Certezza e Severità della pena contribuiscono a far apparire l’inconveniente di una sanzione superiore ai vantaggi derivanti dall’infrazione. In sintesi, più la sanzione prevista dalla legge è severa e certa, più i cittadini si asterranno dal commettere reati.</p>
<p>In questo contesto già Cesare Beccaria, ma prima di lui Montesquieu e addirittura Aristotele, postulavano che se la severità non era accompagnata dalla certezza, o viceversa, la dissuasione veniva a mancare.</p>
<p>Questo postulato, fondato sul razionalismo umano, ha inspirato i legislatori del XVIII e XIX secolo. Nel XX secolo si è aggiunto un ulteriore concetto, quello della <em>celerità</em>  della pena. Con la celerità si intendeva, e si intende tutt’oggi, che la sanzione per avere lo scopo educativo auspicato dai codici deve essere applicata nel minor tempo possibile. La relazione causa-effetto deve essere rapida.</p>
<p>Quarant’anni fa il consumo di stupefacenti, resi illegali all’inizio del secolo scorso, diventa di massa e agisce da moltiplicatore nel campo delle attività criminali; le rapine decuplicano in meno di 10 anni. I furti esplodono. Il motore s’inceppa. Attualmente circa il 60% dei detenuti che intasano i penitenziari europei sono in galera per infrazioni legate agli stupefacenti. L’alta percentuale delle detenzioni “per droga” indica che una parte non indifferente delle risorse repressive è consacrata agli stupefacenti e ai crimini da essi indotti. Riassumendo: Abbiamo gli apparati giudiziari intasati come un cesso pubblico , sottraiamo importanti risorse destinate alla sicurezza dei cittadini e il risultato è sotto gli occhi di tutti: la droga è come il porno: <em>sempre di più per sempre di meno.</em></p>
<p>Eppure è proibito, come è proibito lavorare senza permessi, anche se l’economia sommersa vale miliardi.</p>
<p>XXI secolo. Il principio della prevenzione generale è sempre valido, ma il legislatore ne fa astrazione tendendo a promettere condanne che lo Stato difficilmente è in misura di emettere. Il delinquente valuta costi a benefici di un’operazione,  esattamente come fa un banchiere; il legislatore, elaborando le proprie strategie di contrasto o di contenimento,  dovrebbe tenerne conto per elaborare leggi che facciano giustizia. Invece, secondo le ricerche sul tema, è chiaro ed assodato che in Svizzera il tasso di risoluzione dei reati si situa attorno al 10%. Un delitto sanzionato ogni 10.  Se ne deduce che ci sono troppe <em>cattive proibizioni; </em>cattive anche perchè non ci sono le risorse per applicarle.</p>
<p>Si passa così dalla “tolleranza zero” alla “credibilità zero”.</p>
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