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	<title>Criminologia Online &#187; criminologia</title>
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	<description>In questo Blog ci occuperemo prevalentemente di “criminologia sociale” e di criminalità diffusa.</description>
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		<title>Giustizia?, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jul 2014 14:21:55 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>I tribunali esistono anche per frapporsi tra chi ha subito un torto e chi lo ha arrecato ed evitare così la giustizia privata. Giustizia privata. Come successo in Francia dove, a inizio estate, un ladro sedicenne è finito in coma dopo essere stato prelevato da un gruppo di uomini incappucciati che lo hanno picchiato, torturato e abbandonato in un carrello della spesa vicino a un’autostrada.</p>
<p>Anche se in modo meno radicale pure in Ticino ci sono vittime che alla giustizia ci credono sempre meno. <em>“L’ho preso e gliene ho date tante…”</em> Parla così un commerciante ticinese truffato per decine di miliaia di franchi da un fedele impiegato. Dopo aver sporto regolare denuncia sta aspettando che i tribunali si occupino del suo caso. Se in un primo tempo ha creduto alla bontà della giustizia adesso &#8211; che dai fatti è passato più di un anno e il suo ex-fedele impiegato è in giro tranquillo &#8211; ci crede sempre meno. <em>“E chissenefrega! I soldi non li rivedrò più, ma almeno mi sono sfogato”.</em></p>
<p>Anche i poliziotti luganesi, sempre più minacciati, sbeffeggiati e malmenati aspettano che il ministero pubblico decida delle loro denunce. Loro non sono come il commerciante e alla giustizia ci devono credere per forza. Ma tutto ha un limite. Essere poliziotti è una cosa, essere grulli un’altra; così il capo del dicastero sicurezza ha scritto al procuratore generale ricordandogli che se un cittadino pensa di poter picchiare impunemente un poliziotto non va bene.</p>
<p>Fa quasi tenerezza, ma Bertini ci crede a fondo; adesso vedremo cosa trascurerà il ministero pubblico per dargli soddisfazione, se e quando gliela darà.</p>
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		<title>Nulla di Stupefacente, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jul 2014 11:15:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La risposta del Coniglio di Stato alla proposta dell’Associazione Canapa Ricreativa Ticino (ACRT), che propone un modello di consumo ricreativo tra adulti in un contesto privato, è arrivata. Nulla di stupefacente! E’ negativa. Più che un parere scientifico, quello del &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2014/07/nulla-di-stupefacente-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La risposta del Coniglio di Stato alla proposta dell’Associazione Canapa Ricreativa Ticino (ACRT), che propone un modello di consumo ricreativo tra adulti in un contesto privato, è arrivata.</p>
<p>Nulla di stupefacente! E’ negativa.</p>
<p>Più che un parere scientifico, quello del CdS sembra essere il manifesto di una scuola di pensiero. Principale preoccupazione del Governo è che la canapa fa male soprattutto ai più giovani (è forse per questo che il CdS vuole continuare a garantire i proventi di produzione, trasporto e commercio alle organizzazioni criminali che notoriamente si preoccupando per la salute pubblica) e sottolinea che in Ticino il fenomeno non ha assunto livelli di emergenza pubblica.</p>
<p>Resta da capire cosa intende il Governo con “emergenza pubblica”; è vero: in Ticino non ci si spara addosso per strada a causa dell’erba, però sul mercato ci sono delle varietà di canapa che per la salute pubblica sono una vera e propria minaccia, ma di questo il Consiglio di Stato non sembra preoccuparsi affatto. La politica è riuscita a fare in modo che il cittadino si preoccupi per i tassi più o meno alti di THC, ma tutti se ne infischiano dell’ammoniaca, della lacca, della lana di vetro e veleni vari che si trovano anche nell’erba che si vende per la strada in Ticino.</p>
<p>E che c’è questo problema gli esperti del CdS lo sanno eccome; nella sua presa di posizione il Gruppo d’esperti (GE) del Coniglio di Stato scrive: <em>“L’attuale contesto del mercato nero non consente di rilevare compiutamente le caratteristiche  della canapa e dei prodotti derivati presenti sul mercato nero… la tipologia delle sostanza da taglio può variare anch’essa di molto e alcune delle sostanze riscontrare sono dannose”</em>. E qui si accenna al passato senza avere il coraggio di andare in fondo al discorso, come auspicava tra l’altro una mozione sul testing<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> depositata oltre 4 anni fa.</p>
<p>Dicevamo: dimenticata nei cassetti del Governo per oltre 4 anni, la mozione è ora stata riesumata da Sergio Savoia – allora primo firmatario &#8211; che ha notato pure lui che nello scritto del Gruppo di Esperti si dice che uno dei grandi problemi è dovuto dalle sostanze da taglio. Si spera ora che l’intervento del deputato verde serva – soprattutto alla luce del parere del gruppo di esperti del Governo – ad affrontare l’argomento in modo serio.</p>
<p>Infine, confondendo il comico con il ridicolo, Beltraminelli scrive a Berna per comunicare che <em>&#8220;in Ticino non sussiste un’emergenza canapa, pertanto non chiederemo di avviare il progetto pilota propostoci&#8221;</em>, ma che non si oppone (!) se altri cantoni volessero fare un progetto pilota.</p>
<p>Siam tutti più tranquilli!</p>
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<p><a title="" href="#_ftnref">[1]</a> Il testing, pratica in uso da una quindicina di anni a Berna e Zurigo, da una parte permette ai consumatori di verificare la composizione delle sostanze prima di farne uso e dall’altra consente alle autorità di sapere quali sostanze sono presenti sul mercato per preparare delle campagne preventive e delle strategie repressive aderenti alla realtà.</p>
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		<title>Un lungo lavoro mandato al macero, di Michel Venturelli (il Caffè, 15.6.14)</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2014 08:04:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo “domino” la maggior parte dei bordelli sono chiusi e anche grazie alla pessima gestione del dossier da parte di alcuni comuni, il numero delle professioniste spalmate negli appartamenti si è moltiplicato. Se oggi si dovesse chiudere ancora un bordello &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2014/06/un-lungo-lavoro-mandato-al-macero-di-michel-venturelli-il-caffe-15-6-14/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo “domino” la maggior parte dei bordelli sono chiusi e anche grazie alla pessima gestione del dossier da parte di alcuni comuni, il numero delle professioniste spalmate negli appartamenti si è moltiplicato. Se oggi si dovesse chiudere ancora un bordello la situazione per le donne munite di regolare permesso diventerebbe disastrosa, e i cittadini di alcuni comuni rischierebbero di ritrovarsi con “la meretrice della porta accanto”.</p>
<p>Ad Arbedo, Cadenazzo e Losone è già realtà. “La Gente” ringrazia.</p>
<p>Purtroppo sperare in una strategia criminologicamente coerente, e un trattamento umano da parte del Ministero Pubblico, sembra essere troppo; la legge e chi la applica non sempre son sufficienti a far giustizia.</p>
<p>Le Autorità parlano &#8211; a volte straparlano – di tratta di esseri umani, ma ignorano le misure consigliate dalla Confederazione per combattere il fenomeno: prevenzione, perseguimento penale, collaborazione e protezione delle vittime…  ma le eventuali vittime, in occasione delle retate, la polizia ticinese le butta in strada senza fornir loro aiuti di nessun tipo.</p>
<p>Spostate come pacchetti postali dal ministero pubblico, ma non solo.</p>
<p>In parlamento è stato grande lo stupore quando si sono accorti che l’avvocato incaricato dal capo del DI ha scritto la legge senza interpellare le prostitute. Così, due anni dopo che Gobbi ha preso in mano il dossier, la sottocommissione della legislazione comincia a convocare i vari attori del settore. Passa un altro anno e il gruppo coordinato da Greta Gysin presenta una proposta ben calibrata, che considera le necessità di tutti ; anche quelle delle donne mandate dalla magistratura a lavorare in appartemento, e dimenticate nella versione originale della legge.</p>
<p>Poi è il grande risveglio dei liberali che a « meno cinque » vogliono proibire la pubblicità, misura impossibile come già appurato durante la scorsa legislatura, ma tantè !  L’occasione per azzoppare Gobbi è ghiotta e Galusero non esita.  E Gobbi che fa? Manda al macero quattro anni di lavori e interpella i balivi per « avere chiarimenti sulle intenzioni delle autorità federali in merito ai prossimi sviluppi nel contesto del settore a luci rosse ».</p>
<p>E in aprile si ricomincia…</p>
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		<title>Quando il costo della giustizia uccide la sicurezza, di Michel Venturelli (il caffè 25.5.14)</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2014 05:58:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Più 56% in 4 anni! Stiamo parlando dei furti con scasso nelle abitazioni; reati che fanno molta paura ai cittadini, soprattutto a quelli più vulnerabili.  Ma la quantità non è tutto. Anche dal punto di vista qualitativo ci troviamo confrontati &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2014/05/quando-il-costo-della-giustizia-uccide-la-sicurezza-di-michel-venturelli-il-caffe-25-5-14/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Più 56% in 4 anni! Stiamo parlando dei furti con scasso nelle abitazioni; reati che fanno molta paura ai cittadini, soprattutto a quelli più vulnerabili.  Ma la quantità non è tutto. Anche dal punto di vista qualitativo ci troviamo confrontati a una tipologia di aggressori molto determinati. <em>“Che ti entrano in casa quando ci sei anche tu”.</em> Finiti i bei tempi quando gli scenari di criminalità diffusa concernevano prostituzione e stupefacenti. Adesso nessuno è al riparo; il sentimento d’insicurezza cresce e la qualità di vita del cittadino irrimediabilmente ne risente.</p>
<p>Gli scenari di criminalità diffusa nascono e si sviluppano quando i principi della teoria della prevenzione generale – certezza, severità e celerità della pena – non sono onorati e il rapporto rischi/benefici generato dal comportamento illecito è molto basso. In sintesi: a delinquere ci sono pochi rischi e tanti guadagni. Questi scenari difficilmente possono essere contrastati solo con le politiche di controllo sociale oggi in auge; se queste politiche da sole fossero efficaci, non ci ritroveremmo oggi in uno scenario di questo tipo. Il principale motivo per il quale le metodologie di controllo da sempre in vigore – principalmente quelle repressive &#8211; oggi fanno cilecca è da ricercare anche nei costi. La repressione è un’ottima strategia finché è economicamente sostenibile; se è ottima solo in teoria, da sola non va più bene.</p>
<p>L‘intero apparato giudiziario cantonale – polizia, magistratura, carceri – costa più di 200milioni di franchi, ai quali vanno aggiunti i costi delle polizie comunali. Risultato? Gobbi e Cocchi vogliono più agenti, Noseda presenta 21000 ore di straordinari e le galere sono sempre al limite della loro capienza… e l’indice d’insicurezza popolare sembra essere alle stelle. Insistere solo sulla repressione in questa situazione richiederebbe talmente tante risorse da compromettere il normale funzionamento dello Stato su più livelli. Non dimentichiamoci che nella seconda metà degli anni ’90, nella New York della tolleranza zero, la sola polizia costava 4 volte l’intero sistema sanitario della città.</p>
<p>Ma non disperiamoci! Chi conosce il Forum europeo per la sicurezza urbana (EFUS) sa che da 30 anni ci sono oltre 300 città &#8211; si va da Igea Marina a Città del Messico &#8211; che si sono messe in rete e fanno ricerche, si scambiano opinioni ed esperienze su problematiche legate alla devianza. Fra i vari esperti del forum c’è Irwin Waller, fondatore del <em>Centro internazionale sulla prevenzione della criminalità</em> affiliato all’ONU. Professore di criminologia ad Ottawa, in uno dei suoi libri (<a href="http://irvinwaller.org/featured-books/llmo/">Less Law, More Order: The Truth about Reducing Crime</a>) Waller calcola che se si investisse in prevenzione &#8211; intesa anche come riduzione del danno &#8211; il 10% di quello che si spende in repressione, avremmo risultati migliori spendendo la metà.</p>
<p>Cose dell’altro mondo… Purtroppo!</p>
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		<title>Criminalità e politica, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 09:47:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pascolando in internet ho trovato un interessante intervista fatta dagli &#8220;amici di Beppe Grillo&#8221; di Prato. I grillini toscani intervistano il professor Saverio Fortunato, che oltre ad essere professore e perito in criminologia, è pure direttore dell&#8217;osservatorio criminologico pratese. Osservatorio &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/10/criminalita-e-politica-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Pascolando in internet ho trovato un interessante intervista fatta dagli &#8220;amici di Beppe Grillo&#8221; di Prato. I grillini toscani intervistano il professor Saverio Fortunato, che oltre ad essere professore e perito in criminologia, è pure direttore dell&#8217;osservatorio criminologico pratese. Osservatorio che registra e analizza gli eventi devianti della zona; analisi che portano a conclusioni che sembrano universali. <em>&#8220;La politica ha lasciato l&#8217;etica per entrare nella criminologia&#8221;</em>, dice a un certo punto il professore&#8230;</p>
<p>Guardate il video e chiedetevi se quanto esposto non possa essere applicato anche in aree geografiche a noi vicine. Molto vicine.</p>
<p>Ecco il video:</p>
<p><a href="//www.youtube.com/watch?v=tuyBfDkIpqs&#038;fmt=18">//www.youtube.com/watch?v=tuyBfDkIpqs</a></p>
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		<title>Se tutti siamo criminologi, nessuno è criminologo, di Prof. Saverio Fortunato*</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 09:06:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In Italia la criminologia clinica è una specializzazione che richiede almeno 7 anni di studio universitario (laurea quadriennale + 3 di specializzazione post-lauream) e che fino all&#8217;anno accademico 2002/2003 si poteva conseguire solo in alcune facoltà di Medicina e Chirurgia &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/10/se-tutti-siamo-criminologi-nessuno-e-criminologo-di-prof-saverio-fortunato/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia la criminologia clinica è una specializzazione che richiede almeno 7 anni di studio universitario (laurea quadriennale + 3 di specializzazione post-lauream) e che fino all&#8217;anno accademico 2002/2003 si poteva conseguire solo in alcune facoltà di Medicina e Chirurgia delle Università statali italiane (Milano, Genova, Modena e Bari); l&#8217;accesso a numero chiuso (10 ammessi per ateneo). Comportava il superamento di un concorso d&#8217;ammissione per esame (prova scritta e orale) e titoli, quindi il superamento di 22 esami di materie e la tesi di specializzazione.</p>
<p>Si accedeva al concorso con la laurea in Medicina, Lettere, Giurisprudenza, Filosofia, Sociologia e Psicologia.</p>
<p>La chiusura di queste scuole, dirette dai padri della criminologia in Italia (Canepa, Ponti, De Fazio, Luberto, Bandini, Gatti, ecc.), è una grande perdita per il patrimonio scientifico italiano. Purtroppo, si è preferito chiuderle anziché moltiplicarle, lasciando a chiunque la strada libera di inventarsi dal nulla (ossia, senza storia e senza passato) un corso di criminologia, col rischio di confondere l&#8217;improvvisazione culturale con l&#8217;esperienza storica.</p>
<p>Altro errore è l&#8217;assenza di un albo o Ordine professionale, sia in Italia sia in Europa, lasciando anche qui lo spazio a qualche ciarlatano d&#8217;inventarsene uno dal cilindro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Inoltre, c&#8217;è una nebbia italiota che confonde e mischia le professionalità: mentre per opere d&#8217;ingegneria è chiaro a tutti che occorre servirsi dell&#8217;ingegnere, invece, per capire il crimine la parola viene richiesta allo psichiatra, psicologo, scrittore di libri gialli, educatore sociale, pedagogista, laureato fast-food, detective in erba, poliziotto in carriera, maestro speciale, mago, sensitivo, veggente, astrologo&#8230; Insomma, a tutti e nessuno, a tutti tranne che al criminologo clinico.</p>
<p>E&#8217; del tutto evidente, invece, che se tutti siamo criminologi nessuno è criminologo. Come dovrebbe essere del tutto evidente che la laurea in architettura o il diploma di geometra o la qualifica di capo mastro o capo cantiere o muratore, non equivale a quella di ingegnere, sia pure nel rispetto di ciascuna di esse. Per questa ragione, per fare il ponte o il grattacielo ci vuole l&#8217;ingegnere.</p>
<p>La parola crimine rimanda a criminologo, ma per divenire tale occorre lo studio specialistico (quindi, impegno e sacrificio) non l&#8217;improvvisazione o il corso fast-food, con la laurea breve o con la sola tesi di criminologia, magari nel corso di laurea in scienze del fiore!</p>
<p>Non basta nemmeno la laurea in medicina o in giurisprudenza o in psicologia o in filosofia o in lettere per essere criminologi, magari avendo sostenuto un solo esame di criminologia o nessuno, per il semplice fatto che la laurea è il presupposto per accedere alla specializzazione, quindi è una condizione necessaria, ma insufficiente.</p>
<p>Ora, va bene che con la cultura italiota si telefona a casa del medico per la ricetta e se non c&#8217;è, la prescrive la moglie con diletto, ma almeno chi agisce come la moglie del medico abbi poi la compiacenza di non convincersi che è medico e di arrossire davanti ad un medico! E così varrebbe per i non criminologi che agiscono da specialisti criminologi. Ma è raro trovare il falso criminologo arrossire davanti al criminologo che ha studiato per essere tale, è più facile assistere alle sua recitazione teatrale, che lo porta ad orecchiare avventurandosi con in mano il destino degli altri (forse accusati ingiustamente di aver commesso un crimine e forse no), incurante dei danni che può provocare alla giustizia ed al malcapitato di turno.</p>
<p>Specialista in Criminologia clinica, direttore di Criminologia.it</p>
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