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	<title>Criminologia Online &#187; disagio</title>
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	<description>In questo Blog ci occuperemo prevalentemente di “criminologia sociale” e di criminalità diffusa.</description>
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		<title>La famiglia che vorremmo, di Michel Venturelli</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 02:36:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[dalla teoria alla pratica]]></category>
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		<description><![CDATA[I fatti: &#8211; L&#8217;evoluzione tecnologica odierna rende molto difficile il controllo parentale: messanger, telefonino, social network, ecc. sono elementi che permettono all&#8217;individuo &#8211; dunque anche al giovane &#8211; di eludere la sorveglianza informale di chi gli sta accanto. &#8211; Nel &#8230; <a href="https://www.criminologiaonline.com/2011/10/la-famiglia-che-vorremmo-di-michel-venturelli/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>I fatti:</p>
<p>&#8211; L&#8217;evoluzione tecnologica odierna rende molto difficile il controllo parentale: messanger, telefonino, social network, ecc. sono elementi che permettono all&#8217;individuo &#8211; dunque anche al giovane &#8211; di eludere la sorveglianza informale di chi gli sta accanto.</p>
<p>&#8211; Nel nostro Paese (UFS, 2009) quasi il 15% della popolazione &#8211; circa una persona su sette &#8211; è a rischio di povertà. Fra i gruppi sociali più esposti ci sono gli appartenenti alle famiglie monoparentali (31,7%) e i minori da 0 a 17 anni (18,3%).</p>
<p>&#8211; Il nucleo famigliare è notevolmente cambiato e oggi un adolescente su sei (UFS, 2007) vive con un solo genitore; molti di più vivono in famiglie in cui i genitori (o chi per essi) sono spesso assenti perché lavorano entrambi.</p>
<p>In sintesi: per molti nuclei famigliari la situazione è quella dei genitori a tempo parziale con i figli a tempo pieno. Malgrado ciò, quando si parla di disagio giovanile si arriva spesso e volentieri alla medesima conclusione: tocca alle famiglie fare in modo che i pargoli righino dritto. Questo ragionamento lo si può sentire dai neofiti ma &#8211; e qui sta il dramma &#8211; anche dai politici che devono poi decidere ad esempio, se inserire nell&#8217;organigramma comunale la figura dell&#8217;operatore sociale di strada.</p>
<p>Tocca alle famiglie? <em>A quali famiglie?, </em> vien da dire. A quelle che c&#8217;erano negli anni &#8217;50 e &#8217;60 e che ancora ci sono nell&#8217;immaginario di alcuni politici fuori dal tempo, oppure alle famiglie che non ci sono più, ma che si vorrebbero?</p>
<p>Il problema non è quello di trovare dei colpevoli, bensì delle soluzioni. Se non possiamo avere il meglio sarebbe saggio cercare il meno peggio. Se di mamma ce n&#8217;è una sola è evidente che in sua assenza dobbiamo trovare un surrogato che compensi le manchevolezze di una famiglia sempre più assente; sempre meno in grado di allevare, educare, controllare e forse anche di amare.</p>
<p>In conclusione: da anni la famiglia non è più in grado di esercitare il controllo che certi politici pretendono a gran voce dagli scranni di alcuni consigli comunali. Non è opinabile: è così!, e la ricerca di un colpevole non aiuterà a trovare una soluzione. Ignorare la situazione serve però a peggiorarla.</p>
<p>Con le risorse attuali, la figura che più è in grado di esercitare il controllo che spetterebbe alla famiglia &#8211; o di compensare quella parte di controllo che oggi la famiglia non sempre riesce ad esercitare &#8211; è quella dell&#8217;operatore sociale di strada. Non è la soluzione migliore; solo la meno peggiore. Soprattutto meno peggiore del nulla (che i consigli comunali di Giubiasco e Bellinzona ci propinano oggi).</p>
<p>Come dicono alcuni (inorriditi): una soluzione (imperfetta) da 1200000 franchi all&#8217;anno!</p>
<p>Resta da stabilire se questi soldi son costi o investimenti, considerando i danni, le inchieste, gli arresti, i processi, le carcerazioni e via discorrendo, che un valido operatore di strada potrebbe evitarci di pagare (mentre aspettiamo di prendere atto che la famiglia è cambiata).</p>
<p>&nbsp;</p>
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